Torna a Eventi FPA

News

Foto di rawpixel su Unsplash

Al via la consultazione del Syllabus che descrive le competenze digitali di base nella PA

di Marina Bassi.

In occasione della Manifestazione ICity Lab 2018, è stato annunciato il lancio in consultazione pubblica del Syllabus sulle competenze digitali per la pubblica amministrazione, commentato a caldo da Salvatore Marras e Franco Patini subito a seguito del convegno di riferimento (i cui atti saranno disponibili nei prossimi giorni all’interno della pagina dedicata). Da questa mattina è disponibile a questo link il documento per commenti e suggerimenti che saranno raccolti dal Dipartimento della funzione pubblica fino al 21 dicembre. Ma di che si tratta esattamente? Qual è l’obiettivo e cosa comporta concretamente per le amministrazioni?

“Cominciamo facendo chiarezza su quello che non è” premette Gullo. “Il Syllabus, sebbene costruito seguendo l’impianto di DigComp 2.1, non è incentrato sulle competenze descritte nel noto framework europeo. Già immagino la possibile critica a questa precisa scelta di campo, ma l’esigenza di un dipendente pubblico non è la stessa di un cittadino, a cui DigComp chiaramente si rivolge”.

Leggiamo nel documento di introduzione al Syllabus, che questo si concentra esclusivamente sugli aspetti pertinenti le competenze richieste ad un dipendente pubblico che lavora in un contesto sempre più digitalizzato. Il Syllabus ha quindi come obiettivo quello di descrivere le competenze minime che tutti i dipendenti pubblici devono avere per poter comprendere quanto succede negli uffici, “il che si traduce ad esempio con il sapere che una fattura elettronica non è la mera scansione di una fattura cartacea, o sapere cos’è una PEC, non è fare coding o produrre contenuti digitali” continua Gullo.

“Il Syllabus non contempla nemmeno le competenze specialistiche in ambito ICT descritte dallo standard e-CF, né le competenze del cosiddetto eLeader. Quando andiamo a comprare uno smartphone non ci danno un manuale d’uso e non è prevista formazione. Eppure, chi usa uno smartphone non è un ingegnere” dice Gullo. Allo stesso modo, i dipendenti pubblici si ritrovano a dover ottemperare a quanto previsto dalle disposizioni, ad esempio, del CAD (che ad oggi è una delle norme meno applicate in Italia), o del Piano Triennale, senza la necessità di conoscere in dettaglio il funzionamento concreto di alcuni processi e strumenti tecnologici alla stregua dei professionisti ICT. Il Syllabus, quindi, non si concentra sulle competenze connesse alla progettazione e realizzazione di soluzioni digitali ma su quelle attinenti alla comprensione e capacità di utilizzo degli strumenti a disposizione.

Riguardo al tema dell’eLeader “è solo quando si sarà affermata una cultura digitale di base condivisa a tutti i livelli dell’amministrazione che si potrà affrontare il tema dell’eLeadership. Anche il dipendente più creativo e innovativo potenzialmente in grado di guidare il cambiamento è costretto ad arrendersi, davanti ad interlocutori non in grado di comprendere di cosa sta parlando e seguirlo”.

Ma a cosa serve il Syllabus? Nell’introduzione al documento si fa riferimento al progetto – finanziato nell’ambito del programma PON Governance e capacità istituzionale 2014-2020 – nel quale si inserisce. Il Dipartimento della funzione pubblica intende rafforzare le competenze digitali trasversali a tutta l’amministrazione attraverso la promozione di interventi formativi mirati e personalizzati a partire dallo specifico fabbisogno di competenze rilevato per ciascun dipendente. Il progetto si basa su tre componenti chiave:

  • la definizione e l’aggiornamento continuo del Syllabus che descrive il set minimo di competenze digitali di base per il dipendente pubblico, organizzate in cinque ambiti tematici e tre livelli di padronanza per ciascun ambito;
  • la realizzazione di una piattaforma applicativa attraverso cui i dipendenti pubblici potranno liberamente sottoporsi a test web based di autovalutazione delle competenze, selezionare i moduli formativi più appropriati per colmare i gap di competenze rilevati e verificare l’apprendimento post-formazione;
  • la creazione di un catalogo di raccolta dei moduli formativi in elearning, conformi al Syllabus e a un rigoroso set di criteri di qualità per l’erogazione della formazione a distanza, cui potranno accreditarsi più fornitori sia pubblici che privati.

“Risultano quindi assolutamente chiare non solo la portata innovativa del Syllabus – l’Italia è tra le prime in Europa a dotarsi di un simile strumento – ma soprattutto la sua valenza strategica. Il Syllabus infatti è destinato a diventare un autorevole riferimento per la formazione in ambito digitale per il settore pubblico dei prossimi anni. È proprio per tale motivo che è particolarmente importante conseguire la più ampia condivisione possibile dei suoi contenuti”, chiude Gullo, invitando tutti gli addetti ai lavori a partecipare attivamente alla consultazione.

Foto di rawpixel su Unsplash