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Photo by Patrick Tomasso on Unsplash

Territori sempre più sostenibili, il Piemonte promuove l’istituzione delle comunità energetiche

di Patrizia Fortunato.

Singoli cittadini, in modo sempre più importante, manifestano l’istanza di partecipazione alle dinamiche del settore energetico, sia nella generazione che nel consumo di energia. Si organizzano in gruppi di energy citizens (secondo una definizione data nel 2016 da Greenpeace), facendosi partecipi dei processi per la transizione energetica verso un modello di consumo di energia sostenibile. Il Piemonte è la prima regione in Italia che ne consente il riconoscimento dotandosi di una legge per la “Promozione dell’istituzione delle comunità energetiche” (legge n. 12 del 03 agosto 2018, vigente dal 24/08/2018). È una scelta che sembra muovere dall’idea di voler riconoscere a un soggetto terzo – i cittadini, gli enti pubblici, così come le piccole e medie imprese – di irrompere in un mercato duopolistico, in cui operano due soli operatori Terna e Enel.

La norma prevede un primo stanziamento di 50 mila euro da iscrivere nel capitolo di spesa “Promozione e sostegno per l’istituzione delle comunità energetiche” del bilancio di previsione finanziario 2018-2020 della regione Piemonte. “Un piccolissimo stock di denaro sufficiente per l’investimento iniziale, per la registrazione dell’atto notarile in sede di costituzione delle comunità, o per gli studi tecnici preliminari, o ancora per la valutazione del fabbisogno e il raggiungimento dell’obiettivo del 20% della quota dell’energia prodotta localmente. Un contributo ripartito nel modo seguente: 25 mila euro per l’anno 2018 e per l’anno 2019 e 0 euro per l’anno 2020”, a specificarlo il Consigliere regionale Alfredo Monaco, primo firmatario della legge.
Gli esperti del settore sono assolutamente convinti che la legge sia in grado di autofinanziarsi, che non serva fare ricerca di finanziamenti e che l’esito sia facilmente prevedibile se si pensa all’interesse che potrebbe suscitare nel mercato dell’energia.

“Soggetti pubblici e privati possono partecipare alle comunità energetiche sotto qualunque forma giuridica a condizione che derivi, da un lato, dalla natura giuridica dei soggetti partecipanti e, dall’altro, che non preveda la distribuzione degli utili. Tutti gli strumenti previsti dalla legge del non profit, cooperative o consorzi, sono validi per costituirsi e ognuno – precisa il Consigliere – risponderà alle regole a cui è sottoposto nella costituzione dell’atto”.

Ne emerge un interessante modello di governance collaborativa, previsto da tutti i sistemi ampiamente collaudati dal non profit.

Una delle difficoltà superate è quella di aver riconosciuto elementi di omogeneità nelle comunità energetica, superando il criterio della geometria o della geografia territoriale. “Abbiamo immaginato la comunità energetica – precisa Monaco – in base all’omogeneità dei consumi e delle tipologie di energie prodotte per quel consumo. Un’area che ha, per esempio, esigenze di energia di tipo industriale per il funzionamento di macchine ha delle caratteristiche di omogeneità, per cui non necessita la continuità territoriale. La corrente che sarà immessa dalla comunità nella rete, gestita dall’Authority dell’energia, sarà misurata e restituita a un costo di noleggio calmierato”. Le comunità energetiche possono stipulare convenzioni con l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), che medierà quindi il prezzo di noleggio delle reti oggi di proprietà di Terna o Enel.

I cittadini avranno il grandissimo vantaggio di comprare l’energia a un costo e non a un prezzo, di avere nell’immediato una riduzione in bolletta, oltre che consumare un’energia rinnovabile a zero impatto ambientale.

Le aziende, di qualunque natura e tipologia, attratte da un territorio che presenti caratteristiche adatte a raggiungere gli obiettivi di abbattimento del combustibile fossile, potrebbero costituirsi in comunità energetica, con un profilo da produttore/consumatore. Potrebbero poi giungere a degli accordi, regolati sulla base di convenzioni o gare d’appalto, con altri soggetti dell’asset idroelettrico o fotovoltaico per l’installazione dei pannelli.

I comuni potrebbero proporre la costituzione di una comunità energetica o aderire a una comunità energetica esistente, attraverso uno specifico protocollo d’intesa. Allo stesso modo consorzi di comuni potrebbero osservare un territorio, commissionare lo studio tecnico per l’abbattimento del 20% di combustibile fossile per la produzione di energia e costituirsi come comunità energetica con delega su questi temi su un territorio definito amministrativamente dai comuni che vi partecipano.

Tanti sembrano essere i vantaggi. Il consigliere Monaco, già in corso di deposito della legge, ha notato un discreto interesse per la norma, sia da parte di componenti tecniche – ricercatori, ambientalisti, cittadini – che da parte di componenti non tecniche – aziende, cooperative di aziende. Anche in sede di approvazione, la legge sembra non aver incontrato nessuna remora, se non da parte dei tecnici dei vari settori ai quali è stato riconosciuto uno spazio di vigilanza e controllo delle coerenze tecniche tra il quadro normativo e i piani energetici nazionali e regionali o i piani urbanistici e paesaggistici esistenti. La proposta di legge regionale è diventata subito legge attraverso un’escamotage tecnico perché approvata all’unanimità dalla terza Commissione del Consiglio Regionale in sede legislativa, ovvero con un procedimento abbreviato che si è concluso senza il passaggio in aula.

Il compito del legislatore potrebbe essere già finito, in realtà Monaco cercherà di promuoverla con convegni, incontri con cittadini, amministrazioni, aziende. L’attività di promozione è così prioritaria da essere stata, assieme alla sua valutazione finanziaria, dettagliatamente descritta nella relazione di accompagnamento della legge sottoposta alla Corte dei Conti per la verifica della corretta esecuzione del bilancio regionale.

“Siamo incoraggiati dal fatto che nel pinerolese c’è grande attenzione all’ambiente, ci sono energie rinnovabili. Proporremo – continua il consigliere – ai comuni delle Langhe (sono ben 101 e patrimonio dell’UNESCO) di costituirsi in un’unica comunità energetica con un numero N di aziende consorziate o convenzionate. Bisognerà montare i pannelli, fare delle pianificazioni, quindi immaginiamo che si possano aprire scenari di lavoro interessanti e assicurare posti di occupazione. Sono convinto che i grandi gestori non si siano preoccupati perché immaginano che sia un settore di nicchia e che non gli ruberà mercato. L’auspicio è che questo accada e che altre regioni creino le stesse condizioni di sostenibilità ambientale”.

Siamo ora tutti curiosi di vedere come si muoveranno le altre amministrazioni sull’esempio della regione Piemonte. Durante Icity Lab 2018 (Firenze, 17-18 ottobre, Firenze) parleremo di sostenibilità dei territori.

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