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Prato entra nel vivo della sperimentazione 5G

di Patrizia Fortunato.

“C’è un progetto attualmente in corso a Prato che prevede nella prima fase l’implementazione dell’infrastruttura 5G e poi la realizzazione di singoli use case che entro il 2020 dovranno essere sperimentabili e utilizzabili dai cittadini e imprese: una sperimentazione sull’impiego della sensoristica nella smart city, guidata da Estra (l’azienda dei servizi pubblici del territorio); una use case che si occupa di sanità e di controllo da remoto dei parametri di pazienti e non solo”. Ad affermarlo Benedetta Squittieri, Assessore all’Innovazione tecnologica e agenda digitale del Comune di Prato. L’applicazione della tecnologia 5G a modelli organizzativi e produttivi di tutto il distretto industriale toscano, permetterà al territorio di perseguire sì interessi locali, ma anche un vantaggio competitivo prima degli altri paesi in Italia e in Europa.

La transizione al digitale oggi è possibile grazie al Governo che ha accettato la sfida europea di sperimentare il 5G entro il 2020 in almeno una delle città dello Stato e rilanciato un bando pubblico 5G per l’assegnazione di diritti d’uso delle frequenze riservato agli operatori delle telecomunicazioni. I progetti presentati spingono sul 5G non solo per la trasmissione di flussi di dati, ma anche per l’efficientamento dei servizi a cittadini e imprese. Il bando è stato vinto nei tre lotti di gara per il territorio della città metropolitana di Milano, per Prato e L’Aquila, per Bari e Matera.

Mentre Wind Tre e Open Fiber (gli operatori ai quali sono state assegnate le frequenze del lotto Prato-L’Aquila) si muovono in maniera autonoma rispetto alle istituzioni e alla città, coinvolgendo le università del territorio per la presentazione e realizzazione del progetto, l’amministrazione comunale, spinta dall’onda dell’innovazione, estende la sperimentazione oltre gli use case previsti dal progetto iniziale. Promuovere, sostenere e implementare soluzioni connesse al 5G, in generale all’interno di tutto il comparto manifatturiero toscano e in particolare nel settore del tessile e della moda e nell’industria dell’audiovisivo: questo è l’obiettivo del protocollo di intesa sottoscritto il 16 luglio scorso tra il Comune di Prato, la Regione Toscana e la Fondazione Ugo Bordoni.

Prato può ambire almeno a un quinto delle risorse destinate dal MISE alle 5 regioni che ospitano le 5 città della sperimentazione (circa 12 milioni, la somma totale è di 60 milioni). “La regione Toscana non solo partecipa al recepimento delle risorse previste dal bando, ma investe direttamente attraverso un cofinanziamento di risorse di 3 milioni. Il nostro progetto – precisa Squittieri – dovrà attrarre le risorse stanziate dal governo, aspettiamo la pubblicazione di una call da parte di Invitalia per capire modi e tempi per la presentazione del progetto”.

Queste risorse saranno una grande occasione per il territorio toscano, aiuteranno Prato ad avere un centro di competenze e di ricercatori di altissima qualità da mettere a disposizione del distretto industriale. Le imprese del territorio sono oggi coinvolte in progetti di sensibilizzazione, informazione e approfondimento rispetto al tema del 5G e alle occasioni che ne deriveranno.

“Abbiamo – precisa l’assessore – coinvolto le imprese nella costruzione del progetto per dare gambe a una loro esigenza, più che a un’esigenza della sperimentazione. Abbiamo iniziato a lavorare sia con gli organismi di rappresentanza delle categorie economiche che direttamente con le imprese che hanno partecipato ad altri bandi di ricerca e sviluppo della Regione Toscana, o che hanno investito risorse proprie per avviare il trasferimento tecnologico in azienda, o che stanno già innovando grazie alle risorse del piano industria 4.0 e trasformando i propri macchinari verso l’internet delle cose”.

Prato sarà l’unico distretto industriale ad applicare la sperimentazione 5G direttamente sul campo. “Vorremmo – continua Squittieri – sperimentare il 5G all’interno della filiera produttiva, cioè promuovere la ricerca sperimentale non in laboratorio, ma mettere ricercatori, competenze dei processi di impresa e conoscenze per il trasferimento tecnologo direttamente all’interno delle imprese”.

Il vero problema del distretto industriale toscano, come di tutto il sistema delle imprese italiane, è che è costituito da piccole e medie imprese. “Dalla materia prima fino al tessuto finito ci sono tantissimi passaggi da azienda ad azienda. Spingere e sostenere la ricerca, i progetti di trasferimento tecnologico, non in un’unica azienda che contiene tutti i processi produttivi ma in un sistema di imprese molto frammentato, com’è il sistema nazionale, è una sfida che applicheremo al modello del tessile, della moda e dell’audiovisivo, ma che può essere utile per tutti i modelli distrettuali presenti nel nostro paese”.

Le sfide non terminano qui. È evidente che il sistema del tessile e della moda è un sistema industriale tradizionale, che ha strumenti di produzione basati sulla manualità delle attività in contrapposizione con l’avvento del digitale. “Prato è una città laboriosa, fatta di persone pragmatiche il cui obiettivo è risolvere problemi. Poter conciliare questa grande sfida tecnologica con la capacità di questi imprenditori di riportare tutto alla concretezza, credo – afferma l’assessore – sia il vero quid in più che Prato ha rispetto ad altri territori”.

Non manca nei progetti che l’amministrazione sta realizzando l’obiettivo di garantire la transizione al digitale della città. Ancora una volta ritroviamo l’amministrazione impegnata nel rendere possibile una connettività FTTH della città. “Contiamo – afferma Squittieri – di arrivare nel prossimo anno a cablare in FTTH tutte le abitazioni di Prato avendo già le due aree industriali della città completamente cablate in FTTH. Questo oltre a garantire un vantaggio competitivo alle nostre imprese, ci permette di avere un’infrastruttura che migliora la qualità della vita dei cittadini”.

Troviamo “Prato Smart City” tra i piani di sviluppo della città, è indubbio che questa tecnologia sarà applicabile al settore della videosorveglianza, dei trasporti pubblici e della qualità ambientale. “Attraverso il nostro piano regolatore della città, che andrà in approvazione questo mese e in adozione successivamente, l’altra sfida su cui stiamo lavorando – afferma Squittieri – è quella di porre grande attenzione ai temi ambientali, alla riforestazione delle città e quindi alla produzione di CO2 tramite gli alberi”.

Non manca dunque una connessione tra tecnologia e alberi in ambiente urbano, considerati dei veri sensori produttori della qualità della vita dei cittadini. “Abbiamo puntato – chiude Squittieri – su progetti di rigenerazione urbana e scritto nei nostri documenti di programmazione e nelle nostre azioni di governo della città di promuovere l’utilizzo delle nuove tecnologie per rendere la nostra città più sana e più vivibile”.

Approfondiremo il tema “Infrastrutture di rete e cloud come architrave dell’ecosistema digitale urbano” durante ICity Lab 2018.

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