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Photo by Gabriele Diwald on Unsplash

Le mille e una sfaccettatura dell’IA nelle città

di Daniele Rizzo.

Negli ultimi due mesi, anche a causa di un’offerta lanciata da alcuni rivenditori di elettronica, abbiamo assistito ad un incremento della diffusione del Google Home, il dispositivo che integra l’assistente vocale di Google e lo mette a disposizione degli ambienti domestici. Circa un mese fa, la Direzione generale Arte e architettura contemporanee e periferie urbane (Dgaap) del Mibact ha presentato il bando “Periferia Intelligente”, volto a premiare un progetto di utilizzo delle tecnologie di intelligenza artificiale al fine di riqualificare le aree periferiche. Il nesso tra questi due eventi è proprio l’intelligenza artificiale che, quindi, da una parte impatta sulle nostre abitudini quotidiane dall’altra può essere una risorsa tutta da scoprire per i nostri territori.

Insieme di studi e tecniche, paradigma innovativo o tecnologia abilitante: sulla definizione di intelligenza artificiale gli studiosi non sono ancora d’accordo. Quel che è certo è che nei prossimi anni, secondo l’International Data Corporation (IDC), il mercato sarà rivoluzionato dall’arrivo di tecnologie legate al mondo dell’AI e la spesa delle imprese in questo settore raggiungerà i 47 miliardi di dollari nel 2020. Secondo i dati Statista il mercato mondiale nel 2025 avrà un valore di 65 miliardi di dollari. Numeri che certamente alzano l’attenzione sul tema e pongono interrogativi rilevanti.

Per esempio, in che modo l’intelligenza artificiale inciderà nel percorso verso l’innovazione digitale delle pubbliche amministrazioni? Come contribuirà a renderle più sostenibili? E come, di riflesso, questo inciderà sullo sviluppo di città sempre più intelligenti e data driven?

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